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Syd… chi?

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La struttura di un romanzo dovrebbe nascere di pari passo con le intenzioni narrative dell’autore: non è detto che ciò che funziona per un’autobiografia o altro funzioni anche per un romanzo di formazione, che poi è il genere in cui colloco il manoscritto di M.

Anche se la struttura in tre atti di Aristotele è, di solito, il comune denominatore, le cose si complicano nel momento in cui si progetta una storia: servono avvenimenti che la spingano in avanti, verso le fasi successive e la scansione temporale può non seguire l’ordine cronologico. Tutto si fa più interessante.

Nel manoscritto di M., la struttura segue una progressione cronologica lineare, con qualche breve salto nel passato; trovo senza difficoltà gli snodi narrativi (quelli individuati da Syd Field per la sceneggiatura), che sono ben collocati. Tuttavia, manca il secondo plot point, la battuta d’arresto nell’evoluzione del protagonista, dove dovrebbe nascere una nuova domanda narrativa. La sensazione è che il finale si svuoti; un po’ come far sgonfiare lentamente un palloncino invece di fargli fare un bel botto. Sebbene la narrativa non senta la stessa necessità della sceneggiatura di applicare questi modelli, la mia impressione è che quando il modello di Field entra nella struttura, debba essere applicato per intero, che non si possa, a quel punto, prescindere dalla sua interezza, pena l’interruzione del climax.

Non tutto è perduto: con l’approvazione dell’autore, potremmo risolvere intervenendo sui fatti narrati e seminando le nuove intenzioni nei capitoli precedenti.

Tuttavia, sono curiosa di verificare una cosa: prendo il telefono, cerco M. in rubrica, faccio partire la chiamata.

“Conosci Syd Field?” chiedo a bruciapelo.

“Syd Barret, Syd Vicious… No, Syd Field non mi dice niente.”

Se M. non sa nulla di Field, come fa ad aver applicato proprio quella struttura al suo romanzo? Lo ha fatto inconsapevolmente? Forse, i meccanismi virtuosi delle storie più avvincenti (e il cinema, di cui ormai siamo dipendenti) ci restano impressi, per poi tornare a galla, per esempio, quando pensiamo a una storia. Anche se non abbiamo mai letto Field.