Le trame meccaniche (ovvero, un esperimento di IA sul romanzo che non ho mai scritto)
Un po’ di tempo fa pure io avevo in mente un romanzo: non sapevo molto di questa storia, a parte che dovesse svolgersi sull’isola di Koufonissi (Piccole Cicladi), che ho frequentato per anni in estate e che, non lo nego, conserva un pezzo di me.
Ci ho provato per diverso tempo, ma le idee non mi venivano; riuscivo a vedere solo alcune immagini della mia storia, legate alle sensazioni più forti che avevo raccolto dell’isola, finché a un certo punto ho abbandonato per dedicarmi ad altro con soddisfazione maggiore.
Ma oggi che sempre più spesso si sente parlare di uso dell’IA in ogni campo, anche come aiuto nella scrittura di romanzi, mi sono fatta una domanda: come si comporterebbe l’IA se le chiedessi un aiutino per il mio romanzo mai partorito?
Cellulare alla mano, mi attivo per avviare l’esperimento e poiché sono una che vuole fare le cose per bene, decido di dare lo stesso prompt a due app diverse:
“Scrivi la trama per un romanzo ambientato a Koufonissi che ha come protagonista Elena, milanese di quasi sessant’anni un po’ depressa e che si sente senza scopo”.
Dopo pochi secondi, ecco già le mie trame pronte.
Entrambe le app collocano Elena proprio sul confine anagrafico (cinquantanove anni). IA 1 le dà anche una collocazione abitativa in Corso Magenta (wow!), deve aver avuto accesso lampo all’aumento esorbitante dei costi per raggiungere la Grecia. E una professione: fa l’editor, guarda caso.
Per IA 2 “i figli sono diventati un silenzio con cui ha imparato a convivere”, mentre IA 1 dice solo che la figlia vive a Londra… si suppone che almeno telefoni, ogni tanto.
Per IA 2 Elena si sente inutile “come se il mondo avesse smesso di avere bisogno di lei”; per IA 1 è Elena che “ha smesso di darsi il permesso di desiderare”.
Entrambe suggeriscono che Elena, a questo punto, sia “spinta” verso l’isola, una da “un impulso irrazionale e un vecchio ritaglio di giornale”, l’altra dall’invito di un’amica che poi scompare dalla trama.
AI 1 e 2 fanno dell’arrivo a Koufonissi una descrizione da manuale… Ma anche di ogni blog, vlog, gruppo social e qualsivoglia racconto di ogni turista che vi sia approdato: vento che sferza il viso (per AI 2 è anche salmastro) e luce abbacinante. “E silenzio interrotto solo dal mare”… e dalla musica greca a palla dei taxi boat che fanno la spola tra le spiagge fino a sera, piccola nota personale.
Ma il silenzio serve, chiaro, altrimenti come si fa a creare l’antitesi con il rumore e la frenesia di una città come Milano, a cui Elena è tanto abituata e per questo motivo fa così fatica ad ambientarsi, i primi momenti? (Entrambe le IA concordano su questa visione).
Per fortuna arriva il pescatore, che per AI 2 si chiama Nikos, mentre per la 1 si chiama Kostas. Nikos pare essere più loquace, con lui Elena apre un dialogo che “la costringe a confrontarsi con le sue scelte, i rimpianti e la paura di non avere più un futuro”. Kostas, di contro, è un uomo che comunica attraverso il lavoro manuale: con lui Elena restaura una vecchia barca “destinata a diventare una biblioteca galleggiante per i bambini dell’arcipelago” e già mi immagino frotte di bambini che vengono dalle isole vicine per visitare la biblioteca galleggiante! Un po’ un casino restituire i libri dopo, forse… Va studiata, ma comunque… In questo modo Elena ritrova la passione per il lavoro.
Tutto sembra andare per il meglio fino a quando 1 e 2 mi offrono la stessa svolta: una tempesta che isola Koufonissi per tre giorni (d’altronde, tre è sempre il numero perfetto). In quell’isolamento, Elena capisce una volta per tutte che le sue erano solo pare.
Arriva quindi il finale, in cui per entrambe le IA Elena è cambiata molto. IA 2 conclude che “anche a quasi sessant’anni è ancora possibile ricominciare senza sapere esattamente dove si sta andando”. IA 1, invece, ci dice chiaro e tondo di scordarci che Elena resti per sempre sull’isola, “perché questo è un cliché”; Elena deve tornare a Milano (e lascia aperta l’opzione che continui a collaborare a distanza al progetto della biblioteca galleggiante per i tre bambini che vivono sull’isola il resto dell’anno). IA 1 conclude suggerendo di usare un tono narrativo “che catturi, se possibile, quel tipico disincanto milanese che si scioglie davanti alla bellezza spartana e assoluta della Grecia”.
Mi viene in mente una sola riflessione finale: che forse, tutto sommato, il cliché come strumento narrativo è sottovalutato.