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Editare scomodi

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Una volta, l’insegnante di un corso di scrittura si divertì molto quando le dissi che lavoro in cucina. Mi giustificai dicendo che cucino le idee, ma poi mi domandai se ci fossero in casa posti migliori. A parte che, prima del trasloco, sala e cucina erano sorelle siamesi, la cucina continua a sembrarmi l’ambiente che fa al caso mio. Meglio una sedia di una poltrona, per esempio, perché – come invece mi insegnò Francesca al corso di editing – chi legge per mestiere non deve stare troppo comodo.

Mi trovo, quindi, in cucina quando sto per iniziare la lettura del manoscritto di M. Ho la matita pronta per gli appunti a margine. Una volta finito, raccoglierò le osservazioni in una scheda di valutazione da commentare insieme e, in base alle decisioni che prenderemo sulla direzione da imboccare, passerò a redigere le note a computer sul suo stesso manoscritto. Dal trampolino, un ultimo sguardo all’orizzonte. Dove dirigerò il mio focus? Sui personaggi, sulla struttura della storia, sulla voce, sul tono, sull’atmosfera, sullo stile. Tutto deve avere uno scopo, niente va lasciato al caso. Tutto deve collegarsi. Mi tuffo.