Macroediting e microediting
Alla fine, M. accetta di affidarmi la revisione. Per festeggiare, oltre che per definire insieme tempi e modi, lo invito in pasticceria.
Ordiniamo caffè e due krapfen appena fatti che ci chiamano dalla vetrina.
Difficile riuscire a parlare, tra crema che cola e zucchero da tutte le parti, ma ci proviamo lo stesso.
“Partiremo da una scheda di lettura, cioè un’analisi dei punti di forza e di debolezza del tuo romanzo.”
M. mi ascolta attento, mentre cerca di non fare disastri.
“Dopo aver condiviso cosa funziona e cosa va migliorato, partiremo con il macroediting direttamente sul testo”.
“Macroediting… microediting… Me ne avevi già accennato ma… Puoi spiegarti meglio?”
“Il macroediting è la revisione degli aspetti fondanti della storia, quelli che davvero possono metterle le ali o, viceversa, affossarla se si trascurano le falle. Mi riferisco, in particolare, a problemi di struttura, di personaggi, di informazioni, di montaggio. Non si lavora sulle singole frasi, ma su brani più lunghi o su interi capitoli.”
Ho le dita appiccicose, il tovagliolino in dotazione ha solo peggiorato la situazione.
“Potrebbero servire un paio di revisioni di questo tipo, prima di passare al microediting, che invece consiste nella correzione degli aspetti stilistici. Si lavora sulle parole, sulle frasi e sui dialoghi. Sono tratti che non compromettono il meccanismo della storia, ma di sicuro elevano tutto il testo.”
Un profumino di vaniglia mi costringe a buttare di nuovo un occhio alla vetrina, dal laboratorio è appena atterrato un nuovo vassoio.
“Esattamente come il nostro krapfen: se la crema non fosse buona quanto l’involucro, il godimento generale non sarebbe lo stesso”.