Imparare dai propri errori (parte 2)
Mi incontro con M. al parco. Non l’ho ancora convinto del tutto che l’editing sia un’opportunità per presentare alle case editrici il manoscritto nella sua veste migliore.
“Non dovrebbe essere una casa editrice interessata al mio romanzo ad affiancarmi il suo editor? In quel caso, non dovrei neanche spendere di tasca mia”.
“Potrebbe accadere, ma non è così frequente. Potrebbe anche succedere che il tuo romanzo abbia al suo interno carenze importanti – capita, soprattutto agli esordienti – e che per questo venga scartato, anche se la storia vale. E ti saresti giocato un’occasione”.
Presentare un manoscritto che ha un messaggio chiaro non è mai la scelta sbagliata.
“Sai che potrebbe tornarti molto utile anche se decidessi di autopubblicarti? Otterresti più lettori, più recensioni positive e attireresti più facilmente l’attenzione del mercato editoriale”.
M. ci pensa, forse si sente come me, quando in montagna mi accorgo di aver sottostimato la salita.
“Terminare la prima stesura è forse la tappa più importante, ma è solo la prima del percorso”.
“Tu cosa proponi?”
“Propongo di leggere il manoscritto e condividere con te una scheda di lettura, per poi passare a lavorare insieme direttamente sul testo. Di solito, faccio due giri di macroediting e uno di micro, ma ogni caso è a sé”.
M. è veloce a fare i calcoli.
“Temo che ci vorranno svariati mesi…”
“Puoi vederla come una maggiore cura che dedichi a qualcosa di molto importante per te”.