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Imparare dai propri errori (parte 1)

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Sabato mattina. Non è presto, ma il cellulare è ancora in modalità vibrazione. Lo vedo illuminarsi, sullo schermo appare il nome di M. So cosa vuole annunciarmi, era nell’aria già da qualche giorno.

“L’ho finito!” esulta, e fa bene! Portare a termine la prima stesura di un romanzo è la prerogativa necessaria per sperare di farci qualcosa. Un romanzo non finito serve solo come carta da riciclo.

“Lo leggerai, vero?”

“Intendi dire una volta pubblicato?”, lo prendo un po’ in giro.

“No, subito! Voglio il tuo parere”. Non faccio in tempo a rispondere che continua, “e mentre tu lo leggi ho già in mente due case editrici a cui inviarlo. Sono piccole, indipendenti, fighe!”

M. sa che lavoro faccio, ma non mi chiama per un parere professionale. Lo fa perché siamo amici e sa che tifo per lui. Ho la sensazione che, dopo tanto lavoro, speri che le mie note siano più una questione di far girare meglio alcune frasi.

A questo punto, parte il dibattito.

“Lo hai riletto, almeno?”

“Ci ho provato, ma sono così coinvolto ormai che non ci capisco più niente, mi viene perfino la nausea”.

Comprensibile! Poi continua: “Però lo hanno letto mia mamma, mia moglie e anche un collega di lavoro, è piaciuto a tutti”. Che grande ruolo gioca l’opinione altrui sulla nostra gratificazione personale! Mentre lo constato, provo a fare il mio punto.

“Non pensi che sia meglio aspettare la mia lettura prima di inviarlo alle case editrici a cui tieni tanto? Mi dispiacerebbe davvero se ti bruciassi delle opportunità”.

L’idea di bruciarsi, anche se metaforica, lo mette in allarme.

“Cosa intendi?”

“Intendo che se hai terminato ora la prima stesura, ci sarà una riscrittura da fare, prima che il tuo romanzo possa considerarsi chiuso. Lo hai detto tu stesso, no, che non sai neanche più cosa c’è lì dentro”.

“E’ possibile, ma dopo tutti i corsi di scrittura che ho seguito, mi aspetto di aver fatto le cose per bene”.
Gli allungo una pacca virtuale sulla spalla.

“So che ci hai messo un enorme impegno, ma scrivere un romanzo non è come lavorare alle esercitazioni di un corso, ci sono molti più elementi da tenere sotto controllo”. E mantenere salde le briglie della storia – lo sa anche lui – è fondamentale.

Se vuoi imparare a scrivere scene, brani descrittivi, dialoghi isolati, una scaletta efficace, segui un corso di scrittura. Ma se vuoi allenarti a cucire stretti tutti gli scampoli in un’unica coperta, allora scrivi un romanzo e impara dai tuoi stessi errori, con l’editing.

Continua…